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Gianluca Delmastro
Site Admin
| Iscritto: 30 Lug 2008 |
| Messaggi: 19 |
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Inviato: Dom Gen 10, 2010 1:32 pm |
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La metafora monetaria che frequenta il discorso sul linguaggio, non per colpi di forza poetici accidentali, ma con una notevole coerenza nel luogo delle sostituzioni, tradirebbe una coscienza ancora involuta, germinale della corrispondenza tra il modo di scambio economico e il modo di scambio significante……Il termine che rappresenta un concetto e la singola moneta che rappresenta il valore sono entrambi, al termine del processo dialettico comparabile, equivalenti universali….questa analisi indica palesemente la parentela fra questo processo e la genesi dell’illusione idealistica, particolarmente sotto la sua forma inaugurale platonica, con la separazione introdotta tra un mondo sensibile e un modo intelligibile, tra la terra e il cielo…..L’idealismo è già in germe nello scambio più semplice e trova il suo primo culmine quando il processo di simbolizzazione raggiunge la forma dell’equivalente generale…..Questa illusione giunge storicamente al suo culmine quando un soggetto è costituito dal momento equivalente generale del processo di simbolizzazione. Questo soggetto potrà essere soggetto all’ideologia o soggetto alla nevrosi….Come le differenze particolari che esistono nella merce sono cancellate dalla circolazione monetaria e dal valore economico, così il concetto mantiene solo quanto c’è di comune nelle diverse rappresentazioni, cancellando le differenze tra le immagini singolari. Anch’esso come essenza della cosa, diventa una qualità fisica staccata….Così la critica del concetto come la critica della moneta saranno prese tra la faccia positiva e quella negativa dello stesso movimento. Sotto la faccia positiva il denaro e il concetto universalizzano con pericolo di speculazione, sotto quella negativa banalizzano. In un caso il valore o il senso della circolazione mettono in rilievo le somiglianze, nell’altro lo stesso processo cancella le differenze. [pag. 131-32-33]
Pagine straordinariamente ricche….
La nevrosi dunque…
Parrebbe inevitabile…come quindi renderla una risorsa?
Il viaggio intellettuale trova il vento, il soffio, l’animazione per veleggiare sulle ali del significante.
La logica dello scambio e la logica della sostituzione non possono andare senza quella d’integrazione.
L’evoluzione della coscienza non si conclama nell’animismo, nell’idealismo, nello spiritualismo, (che sotto quest’ottica non può che prevalere rispetto al materialismo storicistico o alla grammatica universale) "dell’io sono perché penso", soggetto quindi alle rappresentazioni di se, degli altri,del mondo e quindi soggetto alla nevrosi, né ipotizzando un inconscio, come un Mister Hyde istintivo ed animalesco che riesce comunque ad essere talvolta artista ed enigmista esprimendosi con metafore, metonimie, sineddoche ecc.
L’evoluzione della coscienza si sublima specificando il termine "inconscio" come il "non della coscienza".
Il viaggio intellettuale ed i suoi dispositivi di Parola Originaria trovano il preambolo nella conversazione analitica.
Come intendere dunque il pagamento della seduta come assolutamente necessario rispetto all’ipotesi (ma soprattutto la scusa per evitarla) di rendere mutuabile e quindi gratuita l’analisi?
Dalla disamina di Goux abbiamo inteso come il denaro ed il concetto divenuti equivalenti generali metafisici apportino da un lato ad un sapere già che sfocia in elitari circoli intellettualistici che l’unica cosa che possono accogliere, forti ed arroccati in mausolei universitari, sono le masturbatorie speculazioni filosofiche, di un fare accademico per nulla sintonizzato verso un fare ricco di accadimenti; dall’altro lato l’apoteosi di un linguaggio comune vuoto, noioso e banale, sostenuto e legittimato da un discorso mediatico, giornalistico, sindacale, solo attento a far polemica, notizia, pettegolezzo, spettacolo, audience. Questa società popolare è ormai assistita in tutto, scarica da internet libri e film che possono finire in polverose collezioni o essere fruiti per divertimento e per passare il tempo, sotto l’egida di un godimento più o meno esplicito per il fatto di aver fottuto la madre.
E la tensione, la ricerca, il desiderio intellettuale ed imprenditoriale sono completamente scomparsi.
Non si paga l’analista perché è il professionista, il coscienzioso scienziato che sa come curarmi dalla nevrosi, perché la sua generosità (più che il suo ascolto), il suo nobile gesto fornisce un sapere, una traccia di verità che non gli appartiene, non può esigere denaro per un sapere inconscio che trova l’accezione freudiana di non essere né singolare, né collettivo, ma di essere a disposizione di ciascuno.
Proprio Freud quando indicava il procedere dell’analisi come scientifico, era per indicare un procedere in cui il sapere era inconscio, fantastico, dello scienziato le cui ipotesi non erano per dimostrare alcun che, ma erano azzardi, sogni, astrazioni che venivano scrivendosi.
Come Lacan diceva per gli scritti che gli analizzanti portano o mandano all’analista, così per il denaro egli è come una banca, come un custode, è garante che l’investimento sia sul futuro, sull’avvenire. Perché quel denaro non è per acquistare oggetti o competenze condivisibilmente valorizzabili, né per acquisire capacità di comunicazione diretta con il simile, ma è per instaurare la telecomunicazione: scommetto che quello che dico, come lo dico, sintonizza su quello che verrà, la deduzione e l’induzione saranno sempre secondi rispetto all’astrazione, si investe per abitare tra le nuvole, tra la terra ed il cielo, nell’apertura, nell’infinito in atto, si procede spogliandosi del denaro come equivalente generale non per sostituzione e sottrazione ma per integrazione.
Le cose si scrivono a mia insaputa, capitano a sproposito e quindi sono puntuali.
Pago per essere sulla via delle fede, della provvidenza, del miracolo.
Come nei Vangeli occorre affidarsi al racconto e alla parabola, mettendo in paragone e in parallelo, introducendo un come senza cambiare e scambiare nulla, senza affidarsi alla logica del dare per avere. La simbolizzazione non approda al simbolo, quindi ad un altro equivalente generale, ma al trovare una sintassi ed una mitica storia alla processione dei significanti.
La rimozione è virtù della Parola senza soggetto, non si può decidere di rimuovere e cambiare.
Per andare oltre la nevrosi di soggetti che si intendono su equivalenti generali come i concetti, i termini, il denaro, non serve ricercare il contatto con le cose materiali, sostanziali (controllando gli oggetti che si hanno in tasca o portando indumenti aderenti o cercando abbracci affettivi con i simili) invertendo il presunto originario tra i dicotomici opposti materia-spirito: occorre l’Originarietà della Parola, che necessità continuamente di rilevare il suo fondamento immateriale come il "non della materia", il "non dello spirito", il cui procedere attiene alla procedura per potersi relazionare con il punto vuoto del sembiante, irrelato a tal punto da far infrangere ogni logica che non sia dell’Altro, che non sia inconscia e quindi umile, compresa la pur modesta logica del relativismo, pur sempre soggettuale.
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