A CIASCUNO LA SUA CRISI

Di quale crisi stiamo parlando? E se la crisi non fosse che il risultato di un’intelligenza che è venuta a mancare? Di una parola autentica e originaria che non si sa più dove abbia trovato rifugio? Se non fosse che l’effetto di una rivoluzione anch’essa fallita, pur essendo cominciata come rivoluzione della parola? La crisi economica non si limita a riflettere la crisi intellettuale del nostro tempo; ne è propriamente il sintomo nell’accezione freudiana più rigorosa. Il sintomo anche inteso come risorsa, allora. Un sintomo salutare. La crisi economica è l’effetto immediato della coscienza del potere, di una ragione che non vuole confrontarsi con la parola autentica, che non sa o non vuole più distinguere fra l’oggetto nella parola e una merce, ovvero che concepisce la merce come una cosa scindibile dal racconto. Crisi è il superfluo irrinunciabile della parola ormai convertito in anestetico gadget. Economia, scienza e neuroscienza, psicoanalisi, persino la teologia, devono essere riesaminate quali categorie del pensiero non scisse a priori. A quando l’avvento di una ragione dell’Altro?

A ciascuno la sua crisi

Editore: Tracce Freudiane

Anno di pubblicazione 2010

Pagine 130

Prezzo Euro: 10

L’Arte, Dio e l’Inconscio

copertina Dire cosa sia l’arte risulta un’impresa impossibile. Già l’uomo neolitico, con i segni che traccia sulla roccia, non rappresenta per nulla il mondo, bensì, nominandolo, lo racconta e lo inventa. La pittura e la scultura, quale combinazione fra il corpo e la scena, richiedono la poiesis e le loro forme evolvono esclusivamente sotto la guida del racconto.
Possiamo aggiungere che la mano intellettuale dell’artista (neolitico o moderno) è guidata sempre da Dio, nel senso che è proprio l’impossibile rappresentazione, ossia l’apertura provocata semplicemente dall’esistenza di un punto vuoto, a schiudere lo spazio infinito dell’invenzione e del racconto.
“Dio in realtà non è che un altro artista. Egli ha inventato la giraffa, l’elefante e il gatto. Non ha un vero stile: non fa altro che provare cose diverse” (Picasso). In questo senso occorre leggere ancora l’apoftegma (che altrimenti potrebbe apparire carico di presunzione) dello stesso Picasso: “credo di sapere cosa si prova ad essere Dio”. La creazione dell’oggetto artistico sfugge sempre dalle mani dell’artista e non gli appartiene. Infine, “la vita imita l’arte molto di più di quanto l’arte non imiti la vita”. Ecco realizzato il ribaltamento efficace operato sul logos. La vera vita è arte, la vita non è che arte della parola, il resto e solo vacuo discorso.
L’Arte, Dio e l’InconscioEditore: Tracce Freudiane
Anno di pubblicazione: 2009
Pagine: 99
Prezzo Euro: 10,00

L’atto sessuale o la sessualità in atto?

image001 Sexus, taglio. La sessualità interviene nella parola. Ridicoli gli sforzi per addomesticarla, padroneggiarla, specialmente quelli volti a reprimerla, ma anche l’intenzione di esaltarla. Con prepotenza, la sessualità si riaffaccia come sintomo, cioè si appiattisce nella rappresentazione diventando erotismo o fantasticheria ideale, anche collettiva. La violenza cui assistiamo giornalmente (poco importa se sotto l’effetto di una sostanza o di un fantasma di gelosia) invariabilmente è conseguenza dell’erotismo: vale a dire della sessualità rappresentata, della sessualità una volta che da essa siano espunti il ritmo del tempo e l’Altro. Una nuova etica della sessualità non potrà che riflettere tale distinzione basilare, esigendo una cura della parola e dell’Altro
L’atto sessuale o la sessualità in atto?Editore: Tracce Freudiane
Anno di pubblicazione: 2008
Pagine: 108
Prezzo Euro: 10,00