L’ARMONIA SLACCIA E MOBILITA L’INATTIVITA’ – Valeria Ferrero
di Valeria Ferrero
Desidero parlare dell’imprenditoria, attraverso due sostantivi, entrambi astratti, ma fondamentali per l’azione, per il pragma.
Prima parola: operatività.
L’uomo è vita nel momento in cui non solo l’accoglie ma la produce, la dispiega. Spesso si inizia un’opera e ci si dimentica che l’opera coincide con chi la intraprende, quindi ci si arresta perché non si sa come procedere, come proseguire. Non ci sono indicazioni, le leggi che sembrano esserlo si è constato di recente, rispetto alle crisi finanziaria, si possono rivelare dannose.
Si dice che “si perde la strada” quando non riconosciamo più le direzioni. Non ci sono direzioni ma il desiderio incanalato in dispositivi in azione. Non c’è qualcosa da trovare e non c’è qualcosa che si può perdere se non il desiderio, unico impulso che fa imprendere, intraprendere.
Seconda parola: musica.
Il suono unito a parole ha influito in me non appena mi ha trovata disponibile, mi ha portata fuori dalla corrente del tempo e della causalità, forse addirittura “fuori strada”. Ha annullato le scelte, perché l’arte è, non possiede: agisce non rappresenta. Il naufragare è ambivalente, può essere una risorsa o, è vero temporaneo allontanamento dall’ascolto della propria sorgente creativa. Se agiamo nei confini della rappresentazione siamo destinati a perderci, perché non possono essere le idee degli atri a portare piglio alla nostra esistenza.
Con l’arte torniamo alla parola, all’apertura. Forse la musica è pulsione, l’arte è una pulsione. E’ pulsione sublimata. Come la parola. Quella che riesce a dirsi, che agisce grazie al dispositivo che è allo stesso tempo stimolo e fonte di stimolo.
Un seminario di psicoanalisi è concreto o astratto?
Non lo so, c’è, ma non è sostanza, è parola.
Nel percorso intellettuale l’Altro procede armonioso, l’estrosità diventa pragmatica. Si può dire che la poesia è in atto. Poesia è armonia, è ordine non a priori ma a posteriori. Questa sublime incalcolabilità e ciò che riempie la via di dispositivi, diventiamo imprenditori, anche qui non nell’idea ma nell’azione.
Dalla parola, ci ritroviamo nella mobilità.
Questa è la bellezza mobile, perché è connotata di solidità ma si sostiene solo perché può essere precaria e leggera. Mobile perché consente di sbagliare, di naufragare e poi, nella dispersione di riemergere dal silenzio.
Le formule e la categorie della vita sociale rientrano nel nostro racconto non per conformismo o per adesione di fronte a delle scelte sostanziali ma perché agendo noi Siamo.
Essendo possiamo confrontarci con l’identità che è vergine se non ci riporta a discorsi univoci, ma tale solo se ci consente di portare avanti il nostro stile che connota i nostri incontri e anche le nostre imprese.


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