LA MIMOSA CHE TEME L’AMORE – Valeria Ferrero

di Valeria Ferrero

 

C’è una pianta, chiamata mimosa pudica, che accusa gli urti molto più di una pianta “normale”. Le cellule, che costituiscono le sue articolazioni, sono costituite da canali molti sottili che le consentono di essere molto ricettiva nell’assorbire l’acqua, ma, contemporaneamente sensibilissima a ogni leggero stimolo. Anche una piccola formica può distruggere il suo equilibrio idrico e quindi, provocare per reazione, il suo ritrarsi che si propaga da una foglia all’altra.

Si tratta di una sensibilità superiore a cui è legata una forma di protezione altrettanto alta.

La mimosa sensitiva con le sue variazioni di turgore, mi mostra una reazione al dolore e un modo di preservare un equilibrio vitale (nel suo caso il sistema idrico): se la mimosa non si chiudesse repentinamente il suo sistema andrebbe completamente in tilt.

Che differenza c’è tra l’essere umano e questa pianta?

La mimosa conosce il ripiego in una posizione di chiusura rispetto ad ogni possibile fonte di turbamento della sua omeostasi; l’uomo conosce il ripiegamento, ma può proseguire attivando altre risorse.

Preservare le nostre risorse è indispensabile, vedere nelle nostre chiusure e nei nostri sintomi dei segnali di necessità lo è altrettanto.

Per questo è importante avere cura delle nostre reazioni, dei nostri segni di ritrazione e di apertura. L’emergere dell’intelligenza vuole cura e rispetto per la propria sensibilità perché si situa proprio nei suoi frangenti.

Le aperture alla percezione sono quelle da cui si libera l’espressione e se non chiuse consentono di far scorrere parole, ricevute e proferite. In questa fluidità si dispiega la vita: come un movimento leggero e al contempo determinato che conduce all’essere amanti.

Si è soliti dare una grande importanza all’amore e non credo a torto: vivere l’amore è una possibilità entusiasmante se le relazioni evolvono insieme all’ascolto dei propri bisogni, che solo se percepiti, possono riconoscere quelli del partner. Dunque non credo si tratti di avere le stesse necessità per stare bene in coppia, ma di sentire le proprie che sanno muoversi attraverso il ritmo pulsante tra due persone.

La relazione d’amore può essere un dispositivo di “desiderio” di sperimentazione della realtà, una possibilità per accedere alla vita solo se non si basa sull’ immagine del partner idealizzato.

E’ possibile che i desideri e gli inevitabili bisogni si promuovano proprio perché l’innamoramento viene stupefacentemente riconfermato grazie a questi, che sono in prima analisi richieste dell’Altro. Richieste che se espresse possono portare al malinteso, ma che possono garantire un ritorno all’amore proprio perché devono emergere per consentire aperture nuove e quindi, nuove possibilità di mantenere in vita il legame. Forse è l’intensità della relazione sperimentata che permette di superare gli ostacoli di un legame sospeso dinamicamente tra desideri, silenzi e sguardi rivolti al di là del cerchio della coppia.

E’ un legame quello d’amore che non può essere fissato intorno ad abitudini da rispettare, consuetudini da mantenere o da segni decodificati da portare avanti per dimostrare all’altro la costanza del sentimento. Le relazioni sono nel loro perenne mutamento e per natura muoiono se vittime di costrizioni. Non occorrono rinunce o compromessi in amore ma la capacità di accogliere la flessibilità dell’andamento accettando che proprio in ciò si trova l’opportunità di costruire una relazione ricca.

E’ un arte il confronto con la pausa, con il silenzio, con il malinteso. E’ una ricerca che procede dal coinvolgimento autentico e che richiede cura continua. Per amare e per imparare a non prevenire l’amore, come la mimosa, occorre rinunciare all’idea di poter padroneggiare il partner o se stessi, abbandonando ogni stereotipo di ciò che è o deve essere un legame di coppia.

Non servono logiche o timori per affrontare legami. E’ estraniante, rispetto a ciò che l’uomo realmente sperimenta, la credenza che in ogni istante il feeling ci sia solo perché già sperimentato.

E’ possibile che il rapporto si mantenga, che la relazione possa quindi durare negli anni, ma è necessario confidare nel fatto che l’attrazione e il desiderio non provengono né si mantengono a prescindere, solo perché già sperimentati. Non facendo giacere le nostre inquietudini vitali sotto l’immagine fissata di un’estemporanea condizione di ebbrezza, che se non è alimentata è destinata al torpore, ciascuno si può ritrovare immerso in primo luogo nell’essenza della vita, che è poi anche la specificità dell’amore.

Lascia un commento