L’Arte, Dio e l’Inconscio

copertina Dire cosa sia l’arte risulta un’impresa impossibile. Già l’uomo neolitico, con i segni che traccia sulla roccia, non rappresenta per nulla il mondo, bensì, nominandolo, lo racconta e lo inventa. La pittura e la scultura, quale combinazione fra il corpo e la scena, richiedono la poiesis e le loro forme evolvono esclusivamente sotto la guida del racconto.
Possiamo aggiungere che la mano intellettuale dell’artista (neolitico o moderno) è guidata sempre da Dio, nel senso che è proprio l’impossibile rappresentazione, ossia l’apertura provocata semplicemente dall’esistenza di un punto vuoto, a schiudere lo spazio infinito dell’invenzione e del racconto.
“Dio in realtà non è che un altro artista. Egli ha inventato la giraffa, l’elefante e il gatto. Non ha un vero stile: non fa altro che provare cose diverse” (Picasso). In questo senso occorre leggere ancora l’apoftegma (che altrimenti potrebbe apparire carico di presunzione) dello stesso Picasso: “credo di sapere cosa si prova ad essere Dio”. La creazione dell’oggetto artistico sfugge sempre dalle mani dell’artista e non gli appartiene. Infine, “la vita imita l’arte molto di più di quanto l’arte non imiti la vita”. Ecco realizzato il ribaltamento efficace operato sul logos. La vera vita è arte, la vita non è che arte della parola, il resto e solo vacuo discorso.
L’Arte, Dio e l’InconscioEditore: Tracce Freudiane
Anno di pubblicazione: 2009
Pagine: 99
Prezzo Euro: 10,00