RICORDI – Alberto Rossetti

di Alberto Rossetti

Ci sono dei momenti, nei quali improvvisamente ci si ritrova a cantare una canzone vecchia, una di quelle che ti hanno accompagnato nel corso della vita. Prima la si canta solamente, poi, giungono tutti i ricordi ad essa collegati. Arrivano in treno, vengono a farti visita, tornano a ricordarti qualche cosa che forse stavi dimenticando. E allora il cuore si riempie di gioia, la voce canticchia il motivetto in maniera più sorridente e ti rendi conto, se lo vuoi, che la tua vita è un libro in cui ogni giorni scrivi una pagina nuova, e che se corri indietro con la memoria è pieno di belle pagine già scritte che non devono essere dimenticate.

I ricordi partirono dalle scuole medie. Un avviso in stazione: “Attenzione. Treno in partenza per il 2007 aperto a tutti i ricordi delle scuole medie in cui Alberto si sente innamorato della vita. Motivo della chiamata: si sta dimenticando le emozioni tipiche di quell’età, dove tutto sembra possibile se lo si cerca con il cuore. I ricordi sono stati attivati da una canzone che cantava spesso in quel periodo. ” La stazione era pienissima di ricordi, tutti con un biglietto di sola andata, perchè nessuno sa infatti se tornerà indietro o meno. Solitamente,ai ricordi viene chiesto solo di fare un salto nel presente per dargli un aiuto, ma tutti sanno che in certe situazioni si deve rimanere anche un po’ di più se il proprietario del ricordo si ostina a non volerlo guardare. Si narra anche di ricordi rimasti nel presente per sempre e mai più tornati a casa. A volte è colpa del suo proprietario che pur di non vivere il presente si ostina a tenere le memorie nella sua mente; altre volte, invece, è colpa dei ricordi stessi, solitamente quelli più brutti, che rimangono per minacciare il presente a non ricommettere più certe azioni o pensieri. Purtroppo questi stolti ricordi non si rendono conto che a fare così, non aiutano il proprio proprietario, obbligandolo a vivere con la paura e la vergogna che certe cose possano riaccadere, a meno che non sia particolarmente forte e riesca a rimandarli indietro, dopo avere appreso la lezione.
Fatto sta che il treno si stava riempiendo di tutti i tipi di ricordo, da quelli più belli a quelli più brutti, i quali avevano approfittato della chiamata per farsi un viaggio gratis, senza essere stati direttamente convocati. C’erano proprio tutti. Il ricordo più importante era seduto in prima classe ed era stato uno dei primi ad arrivare. Era il ricordo di quando Alberto guardava una ragazza più grande e sentiva di essere totalmente innamorato di lei, interpretando fugaci sguardi e battute, come segni di interesse nei suoi confronti, e passando interi pomeriggi in casa sua ad ascoltare una canzone, pensando che quelle emozioni che provava dentro quando vedeva, pensava e immaginava quella ragazzina, erano la cosa più bella che avesse mai provato. Il ricordo stava tornando nel presente a ricordargli che aveva il dovere di ricercare di nuovo quelle emozioni, di mettersi in ascolto del suo desiderio e di non pensare che fossero solo il frutto del primo innamoramento. Poi c’era il ricordo del “cosa farò da grande”, capo comitiva di tutta una serie di ricordi, che occupavano un vagone intero. L’attore, il pilota di aerei, il giocatore di Basket, o più semplicemente essere un po’ meno timido e simile a quei ragazzi più tosti. Stavano andando a dire al presente che la vita è piena di possibilità e che se lo si vuole si può realmente essere felici. C’erano poi, anche i ricordi più brutti, legati alla sensazione che i pensieri e le fantasticherie non bastino e non siano sempre realizzabili. La ragazzina che non lo guardava, la palla che non entrava nel canestro, la paura di recitare in pubblico, la professoressa che mette un brutto voto perché in classe si pensa ad altro. Occupavano tutti gli ultimi vagoni ed erano pronti a ricordare ad Alberto che doveva anche impegnarsi e non solo vivere con le sue sensazioni e i suoi pensieri, e che è più gratificante vivere realmente che non pensare alla vita.
Il controllore fischiò per avvisare che le porte si stavano chiudendo e che il treno stava partendo, proprio mentre il ricordo più brutto, per fortuna un po’ ritardo, cercò inutilmente di salire a bordo. Il treno allora cominciò il suo rapidissimo viaggio verso il presente, senza alcuna stazione intermedia. Sopra i ricordi parlavano tra loro, chiedendosi come mai fossero stati chiamati e da chi. Ci si interrogava anche su come stesse Alberto, perché alcuni non lo vedevano dal tempo in cui furono vissuti e catalogati come ricordi. Da dietro arrivò la voce del ricordo “pilota d’aereo” che raccontava che il ragazzo era sempre lo stesso, anzi un po’ peggiorato, e che continuava a parlare troppo e a concludere poco. Era stato a trovarlo qualche mese prima, in occasione di alcuni pomeriggi nei quali Alberto stava a pensare al suo futuro senza muovere un dito. Aveva provato a ricordargli che se non provava a fare qualcosa di concreto era inutile stare lì immobili, ma era servito a poco. A quel punto intervenne “cosa farò da grande” e disse che non era vero che quel viaggio era stato inutile, perché lui era stato nel presente un mesetto addietro e aveva trovato un Alberto che stava movendosi tanto per cercare la sua strada. Infine si cercò di ascoltare la voce del ricordo più nobile, al quale era collegato la canzone che il ragazzo stava cantando ed ascoltando. Esso sosteneva che lui era stato contattato solo per dare un aiuto, ma che non intendeva stare nel presente per più di qualche frazione di secondo. “Alberto non ha bisogno di me – diceva, mentre leggeva un giornale – io devo solo rinfrescargli la memoria, facendogli ricordare che le emozioni e le sensazioni adolescenziali possono essere le stesse anche oggi, se lui lo volesse.”
Dopo pochi secondi di viaggio, il capo treno annunciò ai ricordi che l’arrivo in stazione era imminente, e che per il ritorno a casa ognuno avrebbe dovuto arrangiarsi, perché non si potevano ipotizzare orari.

Alberto stava lavando i piatti, quando cantando una vecchia canzone, gli tornò alla memoria che quel motivetto era quello che ascoltava quando, in prima media, pensava a quanto fosse bella quella ragazzina più grande. La vita, a quell’età, era nel segno della possibilità, anche se era molto più difficile raggiungerle, perché era timido e poco sicuro delle proprie capacità. “Che bei ricordi – pensava – e chissà dove ho nascosto quella sana inquietudine adolescenziale, dovrei ricercarla nel presente, sarebbe tutto più bello…”. Si stava rendendo conto che il presente, ancora di più del passato, è una possibilità da cogliere. Il ricordo più importante rientrò subito a casa, aveva raggiunto il suo scopo.
E gli altri? Che fine fecero? Alcuni rimasero per qualche secondo in più, ma Alberto non se ne accorse neanche, se non per dei fugaci istanti. I ricordi più negativi invece, quelli che dovrebbero aiutare a crescere, cercarono di impossessarsi di Alberto. Ma non fecero bene i conti, perché aveva ragione il ricordo “cosa farò da grande” quando sosteneva che il ragazzo era molto più forte adesso, molto più determinato. Infatti, non appena arrivarono ad Alberto, furono presi e neutralizzati. Capita anche questo alle memorie, vengono rispedite a casa trasformate, senza più i connotati emotivi di quando erano partiti. Altri ricordi poi, furono distrutti e dimenticati per sempre: erano inutili, non essenziali per la narrazione della storia.

Dunque il viaggio di questi ricordi aveva avuto buon fine e la canzone era stata bravissima a contattare le giuste memorie. In pochi secondi, il passato tornò ad abitare il suo paese e il presente riprese il controllo della situazione. Ma qualcosa era cambiato, un viaggio era stato compiuto e, si sa, un viaggio non lascia indifferente nessuno, neppure un ricordo. Alberto era più forte per avere trovato una continuità tra il passato e il presente, nell’essersi reso conto che si è sempre gli stessi, anche se gli anni scorrono, e che a volte si cercano in altri libri spiegazioni e soluzioni, che invece sono presenti solo nel proprio. Dal canto loro i ricordi erano rientrati a casa felici del viaggio, gratificati dal fatto di essere stati utili. Erano tornati a riposare senza sentire più il bisogno di dover influenzare il presente, a volte rimanendo anche senza nome, perché avevano visto che Alberto gli aveva dato una buona collocazione nella propria storia, e che riusciva a vivere molto bene anche senza il loro costante intervento.
Perché si sa, i ricordi non sono cattivi, ma a volte vogliono essere più importanti del presente, rischiando così di cancellarlo e di metterlo in ombra. Per questo c’è bisogno delle canzoni e dei treni, che lavorando insieme, permettono di fare ordine e di scrivere belle pagine nel libro più importante per ogni uomo: il libro della propria vita.

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