LA GRAFIA DELLA TERRA – Gianluca Delmastro
Relazione progettuale di fine corso per l’esame di Geografia presso la facoltà di Architettura dell’Università di Torino
Luglio 2007
di Gianluca Delmastro
INTRODUZIONE
Il corso ha posto inizialmente l’attenzione sul paesaggio, sulla sua descrizione, sulle sue numerose interpretazioni, sulle relazioni con l’ambiente e con l’ecosistema, con le quali viene a formare le componenti essenziali dello spazio in cui opera l’architetto.
Poi si sono studiate le componenti di una geografia fisica: i quadri ambientali e le matrici territoriali; successivamente si è analizzata l’urbanizzazione recente nei suoi fenomeni di suburbanizzazione, canurbazione, periurbanizzazione, che hanno trasformato il territorio come spazio nel quale vi erano dei centri urbani ad una nuova entità che prende il nome di città diffusa.
Si è giunti infine allo studio dei sistemi locali, in relazione ai punti di vista ed alle esigenze di chi vive sul territorio e di chi in qualche modo ne usufruisce esternamente o su di esso può operare con un progetto di cambiamento.
Progetto che deve sempre tener conto del criterio della sostenibilità, che negli ultimi anni ha trovato evidenza nell’accezione della sostenibilità ambientale.
In questo percorso siamo stati coadiuvati dalle dispense Dal Paesaggio ai Sistemi Locali, ricche di letture che su termini come il paesaggio ci hanno fatto cogliere l’importanza in ambito progettuale della descrizione.
La lettura del libro L’impero di Cindia ci ha fatto intendere di come il paesaggio sia in continua evoluzione anche in un ambito geopolitico.
Durante il corso abbiamo imparato a leggere le tavole cartografiche (delle quali se ne allega una riassuntiva), che sono state strumento importante per il progetto finale; progetto nel quale abbiamo potuto ripercorrere ed applicare (Ogni capitolo è seguito da uno schizzo cartografico) in uno specifico territorio (di cui si allegano scorci fotografici) i concetti e la terminologia precedentemente studiati.
Progetto che ha trovato conclusione, dopo e sulla base di una valorizzazione attuale del territorio (supportata anche da dati statistici rintracciabili in allegato), nella descrizione di come troveremo lo stesso territorio nel 2050.
Questo progetto, peraltro nella sua brevità che è stata anche il limite di completezza, è stato utile per confrontarci comunque con la difficoltà della scrittura, della stesura, del racconto di un progetto, situazione nella quale si trova oggi sempre più un architetto, e con la quale deve trovare dimestichezza per poter essere competitivo ad esempio in una gara d’appalto.
IL QUADRO AMBIENTALE
Il territorio specifico del nostro progetto fa parte della Regione Piemonte, è situato cioè nella parte nord ovest dell’Italia, dove come quadro ambientale principalmente significativo occorre considerare la Pianura Padana: pianura alluvionale che prende il nome da Padus, cioè dal fiume Po.
Il territorio si estende a sud di Torino ed è compreso nel bacino idrografico del fiume Po; il reticolo idrogeografico è formato appunto dal Po (che scorre verso Torino) ed i suoi affluenti (i fiumi Banna e Tepice affluenti di destra, i torrenti Sauglio e Chisola rispettivamente affluenti di destra e sinistra).
La collina è comunque solcata da piccoli torrentelli e la pianura è un reticolato irregolare di bealere e canali. Il meandro più significativo è quello situato nel territorio del comune di Moncalieri, a est del comune di La Loggia, dove i fiumi Banna e Tepice si immettono nel Po.
La presenza di meandro indica quanto sia pianeggiante la zona della bassa pianura.
Il comune ed il territorio di Carignano si trovano su un terrazzo fluviale, che lo mette al sicuro da esondazioni.
Geomorfologicamente è presenta una zona collinare nei comuni di Trofarello e Moncalieri (una collina meno ripida rispetto a quella torinese in quanto non erosa dal fiume Po), ed una di pianura.
La pianura presenta una zona di media pianura a sinistra del fiume Po, dove si trovano i comuni di La Loggia e Carignano, ed una di bassa pianura a destra del fiume Po, dove si trova il comune di Villastellone.
Per quanto riguarda gli appezzamenti di terreno agricolo è possibile rilevare una differenza in ordine di grandezza, in quanto quelli alla sinistra del fiume Po sono legati ad un’agricoltura intensiva consentita dalla maggior fertilità, mentre quelli alla destra aumentano di superficie e si caratterizzano di un’agricoltura estensiva.
Le coltivazioni agricole sono orientate nella media pianura verso gli ortaggi, mentre nella bassa pianura prevalgono appezzamenti di grano, mais, foraggio, intervallati da qualche campo ove si pratica la pioppicoltura.
Il clima è quello temperato, con estati calde ed inverni rigidi; più si scende a sud e più diventano notevoli i fenomeni nebbiosi e le gelate invernali.
LE MATRICI TERRITORIALI
Elemento principale che giustifica l’insediamento della popolazione nell’epoca pre-industriale (inizi del 1800) è sicuramente il fiume Po, sfruttato per la potenzialità irrigua verso le coltivazioni agricole circostanti.
Ad esso occorre aggiungere le vie di comunicazione che sono principalmente due: le strade romane che portano una verso est in direzione adriatica lungo tutta la Pianura Padana, e che trova come primi centri urbani significativi Asti ed Alessandria; l’altra verso sud, che porta passando per Cuneo verso la francese Nizza.
In entrambe i casi sulle grandi distanze e su più vasta scala seguono comunque il tragitto del Po. Lo stesso tragitto che orienterà in anni successivi la costruzione di più moderne vie di comunicazione come la ferrovia e la rete autostradale.
I centri storici osservabili ancor oggi, quelli in cui si registra una concentrazione edilizia in una forma nucleare compatta, sono Moncalieri, Trofarello, Villastellone, Carignano, La Loggia (quest’ultimo s’istituisce come comune solamente nel 1817, mediamente due secoli più tardi rispetto agli altri, e si fa osservare storicamente solamente per il Castello Galli e la chiesa di San Giacomo).
Tutti sono centri di strada, Carignano è anche centro di terrazzo fluviale, Trofarello è centro di pendio, mentre Moncalieri è centro di ponte, di pendio e di sprono (ove è situato il Real Castello di Moncalieri).
I rimanenti insediamenti sono rurali; si segnalano, oltre che insediamenti sparsi, anche nuclei che si articolano sulla rete stradale campestre nella forma di casali, piccoli borghi o villaggi (ad esempio Barauda e Testona).
Questi casali o cascine avevano la caratteristica disposizione con il cortile verso sud, la casa abitativa era su due piani con sottotetto utilizzato come granaio, affiancata dalla stalla con sovrastante fienile e dalla tettoia; presenza della stalla in quanto vi era l’allevamento di bestiame, mentre sotto la tettoia trovavano riparo gli animali da cortile.
In questi borghi si può assistere saltuariamente al sorgere della rivendita di prodotti commestibili e della bottega artigianale, altrimenti tipiche dei centri storici.
La distanza che separa Villastellone e Trofarello dal Po è giustificabile dal proposito di evitare anticipatamente l’esondazione del fiume.
L’URBANIZZAZIONE RECENTE
Molto importante per intendere dello sviluppo del territorio in questione è considerare la sua vicinanza con un grande centro urbano come Torino; il capoluogo piemontese che nei periodi della rivoluzione industriale si è pienamente caratterizzato del fenomeno della suburbanizzazione; un’espansione a macchia d’olio, un’espansione compatta e areale, che in concomitanza del sorgere delle fabbriche, prevedeva nella periferia un’edilizia residenziale, atta ad ospitare gli immigrati del sud Italia o le nuove generazioni contadine, che non trovavano più spazio o non erano più attratte da un’attività agricola.
Tale espansione si è dovuta fermare per mancanza di spazi fisici, così che i paesi della cintura torinese sono oggi tutti conurbati con Torino.
Questo vale anche per Moncalieri, comune facente parte del territorio in oggetto, a sua volta conurbato con Trofarello. Non a caso, nei dati del censimento del 1991, questi due comuni vengono nettamente indicati come quelli con il tasso di superfici edificate più alto. A sostegno di tale fenomeno va aggiunto anche il fattore climatico, che favorevole per condizioni termiche, ventilazione ed insolazione, ha orientato l’insediamento della popolazione (in particolare quella borghese), nelle zone collinari di Trofarello e Moncalieri.
Motivi prettamente spaziali, in aggiunta alla modificazione dello sviluppo industriale, ci fanno assistere dal 1970 in poi al processo della periurbanizzazione, con un processo di delocalizzazione non omogeneo verso le zone rurali che sfocia nella forma della città diffusa.
Così lungo le matrici territoriali stradali i centri urbani hanno subito una suburbanizzazione accelerata, presentando insieme ubicazioni residenziali, industriali ed agricole, ed agglomerando nel loro allargamento piccoli nuclei o borgate preesistenti (ad esempio Testona per il comune di Moncalieri). Nello stesso tempo osservando il territorio con una scala ingrandita, la forma che appare è una città estesa reticolarmente, esplosa sul territorio in maniera multicentrica.
Negli ultimi anni si è assistito a fenomeni consequenziali il processo di sviluppo periurbano: ad esempio il prezzo delle abitazioni si è tendenzialmente livellato, non essendoci più il grosso divario centro-periferia. Anche lo stile di vita e la composizione sociale sono cresciute in omogeneità.
LA VALUTAZIONE DEL CONTESTO GEOGRAFICO
Analizzando il territorio in esame dal punto di vista degli insider ed outsider, secondo valori positivi-negativi, non si evidenziano particolari differenze; la buona vivibilità della zona, dovuta al clima, al paesaggio variegato, alla presenza-efficienza dei trasporti e dei servizi, alla vicinanza ad un grande centro urbano come Torino, alla possibilità di escursioni ricreative e culturali, trova problematiche nelle nebbie e nelle gelate notturne, nel traffico automobilistico in determinate ore di punta e nell’inquinamento (atmosferico, acustico, elettrico); quest’ultimo aspetto porta a dissonanze con il punto di vista che oggi investe il pianeta su più vasta scala, e cioè quello dell’impatto ambientale.
Nel territorio da noi valutato è ormai difficile trovare degli outsider che non siano i turisti (attratti in particolare dal Parco fluviale del Po con la sua pista ciclabile, o da centri culturali come il Castello di Moncalieri) o degli investitori (in particolare nel campo industriale).
Per questi ultimi le disattrattive sono quelle stesse degli insider locali, con una mentalità imprenditoriale poco disposta ad un orientamento etico ma indirizzata verso un’espansione cannibalistica: i piani regolatori comunali e le normative antinquinamento per la salvaguardia dell’ambiente.
Questo territorio, come ormai molti altri, risente e non si può docontestualizzare da una visione globale; una globalizzazione che in tutte le sue accezioni ha visto in questi anni forti movimenti no-global. Cosa si evince da questo sentimento (presente in particolar modo nelle giovani generazioni) di ripulsa verso il globale?
Sicuramente non quello delle lingue che si perdono, perché da sempre una lingua si mischia ad un’altra, non è mai identificabile ed arrestabile nella sua evoluzione.
Praticamente s’intende una richiesta di uno stop all’economia globale, cieca in quello che è diventato il problema globale, cioè la salvaguardia ambientale del pianeta, facente uno smodato uso di risorse non rinnovabili, incurante dell’inquinamento atmosferico e dei numerosi segnali catastrofici (uragani, inondazioni, desertificazione) dovuti all’innalzamento delle temperature.
Ma la vera domanda è: come far sì che nel piccolo del territorio che ciascuno abita venga sentita la necessità di coltivare il proprio milieu, di essere consapevoli e dediti al proprio territorio e riuscire a rilanciarlo a chi vive accanto?
Occorre togliersi dalla visione, dalla televisione, dai modelli di grandiosità e successo che fanno rimanere sempre spettatori. Occorre essere nuovamente in atto, non c’è bisogno di grandi obiettivi od ideali, ma necessitano progetti e quindi racconti, occorrono dispositivi pragmatici.
Italo Svevo auspicava nelle Confessioni di un vegliardo (scritto del 1928 facente parte delle continuazioni della Coscienza di Zeno) che il mondo si letteralizzasse, che si espandessero le attività della scrittura e della lettura, perché egli rileggendo dopo tredici anni la Coscienza si sentiva più vicino a quello che era stato scritto rispetto a quello che presumeva aver descritto. Possiamo quindi intendere oggi la geografia nell’accezione di una grafia della terra, di un’azione, di un progetto, di una descrizione e di un racconto necessari al cambiamento, all’evoluzione della terra stessa.
Tornando allo specifico del nostro territorio occorre che l’altro outsider, rappresentato dalle istituzioni locali e sovralocali, continui quindi nel favorire l’espandersi di strutture universitarie (come è accaduto per Torino), nel promuovere la costruzione di spazi d’incontro sportivo-ricreativo-culturali, adottando sempre più intransigenza costruttiva e di ripristino rispetto all’impatto ambientale; direzioni queste già cominciate a perseguire negli ultimi anni, che trovavano il fiore all’occhiello nell’istituzione del Parco fluviale del Po con la pista ciclabile che lo attraversa.
UNA VISIONE AL FUTURO
Siamo nel 2050, ed ecco come appare la zona studiata quarant’anni fa.
Non ci sono stati stravolgimenti nell’edificazione urbanistica e si sono consolidati gli intendimenti che andavano delineandosi.
A livello mondiale, lo stato di necessità verso progettazioni di sviluppo sostenibile è stato assimilato e condiviso dalla popolazione, così che le linee politico amministrative lo hanno seguito e proposto con maggior convinzione.
A livello imprenditoriale il plus ultra, il valore aggiunto ha voltato da una interpretazione quantitativa ad una qualitativa. Molti complessi industriali si sono rinnovati, modernizzati assecondando sempre più la necessità di fornire servizi, prestando attenzione all’integrazione col mercato mondiale e alle direttive sulla tutela dell’ambiente. I cascinali sono stati tutti ristrutturati e rinnovati, sono diventati moderne aziende agricole, agriturismo, abitazioni per chi desidera vivere lontano dalla città o villeggiare nel fine settimana e nei periodi festivo vacanzieri.
Qualsiasi nuova costruzione è dotata di pannelli solari e nelle campagne si vedono pale eoliche, un tempo caratteristiche solamente di paesaggi nord europei.
Le grosse nuove costruzioni hanno risentito dell’onda lunga delle Olimpiadi Torinesi del 2006, e lo sport ha assunto una colorazione imprenditoriale. Sono sorte due scuole private per giovani che intendano praticare sport a livello agonistico. Per calcio, basket, volley, tennis e calcetto la struttura è sorta nell’area sud-est di Moncalieri, compresa tra la tangenziale e la ferrovia; per gli sport fluviali lungo il fiume Po nel comune di La Loggia, nelle vicinanze di un laghetto utilizzato come rimessaggio e come palestra d’emergenza nei periodi di piena del fiume. Entrambe dotate di residence e foresteria sono da segnalare per la particolarità dell’offerta: generalmente c’è una quota annuale da pagare, ma per chi non ha le possibilità economiche, dopo una selezione attitudinale, è previsto un contratto che prevede in caso il ragazzo si sostenga in futuro con lo sport praticato, dovrà egli versare una percentuale dei suoi guadagni alla scuola.
Il Parco fluviale del Po ha visto anche l’insediamento di piazzole organizzate per la pesca turistico sportiva e sono state implementate le aree adibite al campeggio e al picnic.
Cinquant’anni fa il polo universitario torinese stava investendo molto per l’ampliamento delle sedi in fabbriche dismesse. La risonanza è proseguita anche fuori Torino sulla base di un’analisi che vedeva il tasso di laureati diminuire più ci si allontanava da Torino. Così sempre in ex fabbriche sono sorti due poli universitari: quello scientifico nel comune di La Loggia, quello umanistico nel comune di Villastellone.
Nel complesso un bel paesaggio dove si respira un’aria etica, un’imprenditorialità in atto in tutti i settori.


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