La rete del desiderio

Seminario del 1.7.2010

 

Il desiderio si sviluppa sulla linea del confine immaginario fra il corpo e la scena, ma una scena che non è ancora contaminata da alcuna rappresentazione, essendo il desiderio proteso verso l’avvenire. Il desiderio non è ripiegato verso il passato. L’immaginario ha valore operativo quando è rivolto all’avvenire e non si sta ripiegando nel fantasma del passato.

Il desiderio, commisto d’immaginario, si stende come velo impalpabile o come un tentacolo verso l’avvenire. Se brancola verso l’avvenire, questo tentacolo non appartiene ad alcun soggetto. Non è un organo specifico. Non vi è un soggetto del desiderio. Del desiderio non vi è alcun soggetto, alcuna sostanza, alcuna ontologia possibile.

La precisazione di Freud sul desiderio rimosso o inconscio che troverebbe soddisfazione nel sogno, per qualche verso risulta un pleonasmo. Il desiderio in effetti richiede l’Altro, l’inconscio, per potersi dire tale. Anzi, potremmo dire che il desiderio non è che un bisogno rimosso, ossia non più in rapporto univoco con l’oggetto che potrebbe soddisfarlo. Come l’istinto, il bisogno non ha nulla di originario; piuttosto è ciò che resta del desiderio per il blocco della funzione di specchio. Il desiderio che è quanto di più umano vi sia, proprio per questo va oltre l’umano. De-sidera. Intorno alle stelle, ma il desiderio se ne va oltre le stelle.

 

Originaria la parola, le funzioni del sembiante rispetto all’immagine; ergo, bloccare la funzione di specchio del sembiante significa scartare l’immagine, sottrarle la voce e l’Altro. Il desiderio pone in evidenza precisamente come l’immagine non sia senza l’Altro, mostra come l’Altro preceda qualsiasi immagine. Come non vi sia alcuna copia originale dell’immagine, un’immagine sempre radicalmente altra.

Operatività del fantasma e dell’idea. Ma in relazione al desiderio, l’operatività si tramuta in pura potenza e pura efficacia perché l’oggetto è tolto, non è passibile di rappresentazione. Il desiderio è un lembo del fantasma che si protende in avanti e all’intorno in maniera del tutto indefinita. Che al massimo si accresce nella scrittura, dove consiste; si fa carne, per compiersi nel malinteso, dunque nel racconto. Il corpo di colui che desidera si fa nella scrittura corpo della scrittura. Il desiderio è sempre poetico, ha a che fare con una frase, certamente, ma con una frase che non è interrotta, spezzata da un punto, che non sopporta alcuna rappresentazione che la fissi.

Il desiderio si sviluppa in relazione a un’assenza, ma un’assenza che si specifica come il nulla in relazione al fantasma.

 

Il confine, sul quale scorre come una lingua il desiderio, è quello che separa immaginariamente il corpo e la scena. In tal caso, però, l’immaginario non si contrappone per nulla al reale. Occorre dire che per la loro proprietà di apparire insituabili e fuori dal tempo lineare, l’immaginario e il desiderio con esso sono sempre stati considerati in contrapposizione al reale, allo scoglio del reale, alla dura realtà, ma questa loro prerogativa non implica che non siano in relazione con l’oggetto, con l’oggetto della parola, il sembiante. Anzi, la relazione con l’oggetto nell’immaginario è relazione originaria. Ovvero la relazione in quanto originaria partecipa dell’immaginario, non lo esclude. Ne troviamo una conferma nell’ideologia improntata all’atteggiamento iconoclasta, la quale, per allontanare l’oggetto nella parola con le sue funzioni, ha rifiutato l’immagine.

 

Abitualmente si confonde il reale con l’enunciato, l’enunciato che, a ben vedere, è un dire ormai affondato nel detto, e non evita la menzogna, o comunque l’inattualità, ed è proprio l’enunciato che allora viene chiamato realtà. Siccome l’immaginario (e il desiderio è immaginario perché guidato dall’assenza) è considerato in opposizione alla realtà, allora anche il desiderio subisce la medesima sorte. Il desiderio si contrappone solitamente al bisogno che noi consideriamo invece come una mera vicenda del desiderio. Senza desiderio a rigori non si può parlare neppure del bisogno. In effetti, il bisogno è un desiderio già morto.

 

Né l’immaginario né il desiderio sono sprovvisti della relazione con l’oggetto. Ma si tratta di una relazione particolare che si fonda sul reale di un tempo simultaneo e che affonda nell’Altro tempo, se consideriamo questa relazione alla stregua di quella che lega il bisogno al proprio oggetto. L’enunciato ha ormai perduto la presa sull’oggetto cui si rivolge, mentre il desiderio, immaginario, mantiene ancora una presa potenziale. Il privilegio accordato all’astrazione, all’enunciazione, piuttosto che all’enunciato; il privilegio che in psicoanalisi accordiamo al desiderio, è dunque a salvaguardia della relazione originaria con l’oggetto.

 

Quando consideriamo il desiderio identificandolo al bordo metonimico della parola e alla resistenza, non stiamo facendo ricorso a un paragone o a una trasposizione. La metonimia è già immediatamente il desiderio ed è proprio questo rilievo a non consentire alcuna ontologia del desiderio. Se il desiderio non si contrappone più all’enunciato o alla realtà cosiddetta, acquisisce un privilegio e nello stesso tempo è spogliato di ogni possibilità di definizione. Senza desiderio, ricadiamo nell’enunciato e si è spezzata la relazione con l’oggetto. Il mondo del desiderio è l’unico mondo, per dirla così, a meritare l’attributo di reale. Si tratta della sembianza, la quale a sua volta non si oppone ad alcuna realtà, ad alcun enunciato con il quale potrebbe illudersi di trovare, separandosi, una propria definizione compiuta. Nessuna definizione possibile del desiderio, della sembianza che sfuma nell’assoluta astrazione, nell’incontro con l’oggetto della parola, il sembiante.

Il desiderio è dunque sospensione dall’enunciato e disposizione, ma che ne è del corpo nel suo rapporto con la scena? Il desiderio è un modo con cui il corpo si dispone verso la scena; il desiderio è un moto di desiderio. Tentacolo è una metafora interessante. Dall’enciclopedia ricaviamo che tentacolo è un’estroflessione del corpo per il cui tramite un organismo può esercitare una funzione tattile o prensile a volte piuttosto elaborata (si racconta di polipi che riescono anche ad aprire barattoli svitandone il coperchio). Dunque funzione tattile e prensile. Ma se parliamo di desiderio che ne è di questa funzione tattile e prensile?