A CIASCUNO LA SUA CRISI

Di quale crisi stiamo parlando? E se la crisi non fosse che il risultato di un’intelligenza che è venuta a mancare? Di una parola autentica e originaria che non si sa più dove abbia trovato rifugio? Se non fosse che l’effetto di una rivoluzione anch’essa fallita, pur essendo cominciata come rivoluzione della parola? La crisi economica non si limita a riflettere la crisi intellettuale del nostro tempo; ne è propriamente il sintomo nell’accezione freudiana più rigorosa. Il sintomo anche inteso come risorsa, allora. Un sintomo salutare. La crisi economica è l’effetto immediato della coscienza del potere, di una ragione che non vuole confrontarsi con la parola autentica, che non sa o non vuole più distinguere fra l’oggetto nella parola e una merce, ovvero che concepisce la merce come una cosa scindibile dal racconto. Crisi è il superfluo irrinunciabile della parola ormai convertito in anestetico gadget. Economia, scienza e neuroscienza, psicoanalisi, persino la teologia, devono essere riesaminate quali categorie del pensiero non scisse a priori. A quando l’avvento di una ragione dell’Altro?

A ciascuno la sua crisi

Editore: Tracce Freudiane

Anno di pubblicazione 2010

Pagine 130

Prezzo Euro: 10