La traccia dell’oggetto sessuale

Seminario del 23.6.2011

 

Impossibile parlare della parola!

La traccia della parola è sessuale. Non vi è altra traccia che quella della parola e la parola è inscindibile dalla sessualità. Da qui le difficoltà a teorizzare, a capirci qualcosa intorno alla sessualità, alle sue avventure o disavventure, alle sue bizzarrie e ai rivolgimenti, alle deviazioni, al suo mancare. Possiamo trarne unicamente dei corollari, e possiamo confrontare fra loro i corollari (come ha fatto Freud), giacché resta impossibile parlare della sessualità se essa dimora nella parola. La varietà dei modi di trovarsi in balia della sessualità non è che la traduzione della varietà dei modi di trovarsi in balia della parola. E come la parola, la sessualità proviene da un altrove che sovrasta il soggetto. Un soggetto che finisce sempre per manifestare la sua impotenza quando vuole innalzare le sue insegne. Questa è in particolare l’ipotesi freudiana.

Potremmo domandarci se si tratta di un’invenzione o di una scoperta. E dovremmo constatare che un’invenzione che si rispetti non può che apparire sotto le spoglie ingannevoli della scoperta. Questo vuol dire che ad avere delle conseguenze, non è certo il rinvenire di qualcosa che sia già scritto da qualche parte. La scoperta non implica ancora l’apertura della parola. Anche la stele di Rosetta permane indecifrabile senza l’invenzione del nome. Occorrono pertanto l’invenzione e la sessualità. Non c’è mai stato e non c’è proprio nulla da scoprire nel mondo e, invece, c’è tutto da inventare. Per esempio, Cristoforo Colombo non ha scoperto l’america, l’ha inventata. Non sta scritto da nessuna parte che i pianeti debbano obbedire alla legge di gravitazione universale. Però, la formulazione o l’invenzione di questa legge può valere per le conseguenze che ne sono derivate. Nessuna legge della fisica è mai una scoperta; una scoperta non comporta alcuna conseguenza. A rigori, è impossibile scoprire alcunché perché il mondo non è mai dato; è sempre e soltanto un foglio mondo. Non possiamo fare altro che scoprire continuamente e soltanto l’acqua calda, al contrario possiamo inventare qualcosa di nuovo. La stessa invenzione è sessuale. La novità è dell’ordine della sessualità poiché questa non esiste senza presentarsi ciascuna volta come novità. Nessuna novità che non sia sessuale.

Un corpo nudo è una scoperta, mentre un corpo velato è un’invenzione. Dunque, l’invenzione della sessualità, che da parte dell’ideologia e del discorso comune ha prestato il fianco all’accusa per il cosiddetto pansessualismo freudiano. Prima il pansessualismo era condannato, ora è quasi universalmente accolto nelle varie circostanze, sempre assecondando il discorso ideologico dove il bene e il male sono già stabiliti a priori. Ma l’invenzione freudiana dell’inconscio, l’invenzione del taglio della parola, comporta varie conseguenze. Le vicende legate alla sessualità, l’intervento della sessualità nell’incontro, indicano con precisione che la traccia verso l’oggetto, o quella dall’oggetto verso ciascuno, non è una linea, non è già scritta, e non è questione di rappresentazione.

La traccia della parola è sessuale. Si tratta della parola originaria: la sessualità è l’attualità della parola originaria, una parola che si libra nella leggerezza dell’assenza di un’origine. La parola che vive nell’attualità dell’assenza di un’origine, la sessualità. Se vive nell’attualità ed è originaria, allora essa chiama direttamente in causa il sembiante.

La parola, come la sessualità, non ha un’origine né un fine. La traccia sessuale coincide con la parola stessa e non è lineare né orientata. Che si tratti della barra saussuriana, della differance di Derrida, o del segnavia di Heidegger, si tratta sempre dell’interdizione della parola, della sessualità come taglio della parola. Di una traccia, appunto, che non è mai scritta prima né da qualche parte. La parola sessuale (ma una tale espressione di per sé è già ridondante) è la traccia di un oggetto che non può mai cristallizzarsi nell’ente o attestarsi nell’essere. Quando ciò accade siamo nella rappresentazione e nell’erotismo del discorso.

Quando sono catturati nel discorso, nel sistema concettuale, l’essere e l’ente finiscono per contrastare nella rappresentazione e immediatamente questo comporta l’erotismo del discorso.

Parlando interviene la sessualità. L’attributo sessuale non è di pertinenza dell’oggetto ma della parola: la parola è sessuale in quanto essa introduce la differenza originaria, non l’oggetto che permane individuo, imprendibile, indivisibile. La parola che si divide differenziandosi da sé, ecco la sessualità.

Il titolo di questo seminario è forse infelice, la traccia dell’oggetto nella parola è la sessualità, non l’oggetto. Gli esseri umani soffrono, patiscono, si arrovellano e gioiscono soltanto per vicende che sono legate alla sessualità. Non esistono praticamente eventi che non siano marcati dalla sessualità. O se esistono, sono eventi rappresentati, accadimenti che crediamo puri, e che hanno però perduto la sessualità e la vita. E in effetti non soffriamo neppure per la morte, quando crediamo di soffrirne, stiamo nell’abbaglio, perché in realtà, siamo nella rappresentazione della sessualità.

L’ontologia ha cercato di togliere la sessualità dalla parola, ma così facendo ha estirpato la vita della parola e cancellato il mondo come invenzione. L’ontologia che obbedisce al fantasma di padronanza.

L’oggetto si presenta dunque nella parola e subisce i contraccolpi di questo suo modo di presentarsi. Come, dunque, parlare della sessualità senza ricorrere alla differenza della parola? La preghiera come la parabola è sempre sessuale, è apertura perché introduce la schisi. Come intendere la schisi? Come effetto della voce, ma di quale effetto stiamo parlando? Dell’effetto di de-localizzazione e di a-temporalizzazione dovuto alla voce. La voce è necessaria per la schisi, cioè per l’abbandono alla parola e per abbandonare il mondo, cioè la scrittura del mondo già dato. Come avvicinarsi al sembiante, lo sappiamo. I dispositivi dell’analisi sono utili per compiere questo viaggio che abbiamo definito nel parricidio e nella sessualità. Qui è da intendere come far funzionare un nome facendolo decadere dal nome del nome e verso l’adeguamento alla schisi per trovare non più la differenza, ma la differenza assoluta.

Ci si ritrova sembianti, alla fine, ma questo ritrovarsi oggetto nella parola, è precisamente la sessualità.